VINCI CON LA MENTE: COME CONQUISTARSI LA PROPRIA FIDUCIA

“Focalizzati sul presente. È il solo tempo di cui disponiamo. 

E controllando quel che facciamo ora che determiniamo 

i nostri progressi.”

Kip Keino

Vinci con la mente parte 1°: come concentrarsi e gestire l’emozione.

Tra le principali doti di un atleta professionista ci sono quelle di sapersi concentrare e di gestire le emozioni.

Se proviamo ad osservare una prova sportiva di un atleta dilettante messo in una condizione stressante, come in una gara, noteremo in lui un cambiamento di atteggiamento nei confronti della prestazione sportiva.

Il dilettante frequentemente si ritrova in una condizione di basso rendimento che è “autoindotta” (cioè prodotta da se stesso) rispetto alla prestazione sportiva. Questo provoca in lui un conseguente calo nelle sue prestazioni.

Affermazioni a fine gara come: “quando mi trovo in gara non riesco a esprimere il mio potenziale come in allenamento!”, o “mi sentivo teso ed emozionato!”, “non riuscivo a rimanere concentrato su ciò che dovevo fare!”, etc.… sono indicatori di una incapacità di gestire lo stress della competizione da parte dell’atleta.

Tutto questo avviene spesso nei dilettanti, mentre in genere i professionisti dello sport riescono a gestire tutto questo carico di stress perché sono un po’ più abituati e soprattutto allenati mentalmente. Tuttavia, anche loro devono stare attenti, specie quando ci sono nuove situazioni come per esempio olimpiadi, mondiali, europei.

Chi è allenato mentalmente sa come gestire tutti gli ipotetici eventi previsti e imprevisti.

Io, come preparatore mentale, alleno l’atleta seguendo due programmi ben specifici che si integrano tra di loro. Il primo si basa su un approccio psicofisico ed è il biofeedback. Qui l’atleta impara a regolare i propri stati emotivi e cognitivi rispondendo con dei comportamenti specifici ai segnali che gli invia lo strumento come feedback al proprio stato psicologico e biologico (parlerò sul mio blog di questa tecnica). Il secondo è l’apprendimento da parte dell’atleta di un modello psicologico chiamato S.F.E.R.A. In questo articolo vi voglio raccontare di questo secondo approccio, il Modello S.F.E.R.A., e di come grazie a quest’ultimo possiamo imparare a gestire i due aspetti mentali in questione che sono la “concentrazione” e la “gestione delle emozioni”.

Il nome del Modello è generato dall’acronimo di cinque Fattori che sono: Sincronia, punti di Forza, Energia, Ritmo e Attivazione.

Questi cinque punti che compongono la parola SFERA sono chiamati appunto “Fattori”.

Bene, visto che stiamo parlando di concentrazione e gestione delle emozioni, un atleta che vuole migliorare questi aspetti deve sicuramente entrare nel primo Fattore del Modello: la Sincronia. Stare nella Sincronia significa stare nel presente, nel qui ed ora, “hic et nunc”.

Il Fattore Sincronia è formato da due attrattori, detti “attrattori zero, che sono “l’immaginare” e “il fare”. Un atleta che sa come concentrarsi è un atleta che ha la testa nel presente, cioè sta facendo ed immaginando l’azione che deve svolgere in quel momento. 

Per esempio, ora che stai leggendo questa parte dell’articolo stai “facendo” l’azione di leggere e stai “immaginando” ciò che stai leggendo. Se è così allora vuol dire che stai nel presente e sei sicuramente concentrato sulla lettura. Ma se stai leggendo (fare) e non stai pensando (immaginare) a quello che stai leggendo, significa invece che non sei concentrato sulla lettura e stai troppo sul “fare”.

Se invece tu fossi troppo sull’”immaginare”, per esempio stai pensando a qualcos’altro (quindi non stai immaginando quello che stai facendo ma con la mente sei da un’altra parte), e meno sul “fare”, anche in questo caso non saresti concentrato. 

Per essere concentrati dobbiamo essere in un equilibrio tra il “fare” e “l’immaginare”.

Quindi la concentrazione è qualcosa di concreto e non di astratto come invece spesso viene enunciata dagli allenatori che richiamano i loro atleti dicendogli “stai più concentrato”, senza però specificare su che cosa e soprattutto sul come. 

Il mental coach sa molto bene che se questa condizione di essere nel presente non viene allenata, difficilmente l’atleta sarà concentrato e presente nel Fattore della Sincronia.

Ci sono molte tecniche utili per migliorare questo aspetto e sono tutte funzionanti. Ne cito alcune ma sono davvero tante: Training Autogeno, Tecnica di Rilassamento Progressivo, Biofeedback, Mindfulness, Neurofeedback, Yoga, etc…

Per scegliere quale tecnica è più idonea al soggetto bisogna conoscere bene le caratteristiche psicologiche dell’atleta. Ci sono atleti (vedi esempio sopra sulla lettura) che sono più sbilanciati nella direzione dell’Attrattore “immaginare” e altri più sul “fare”. Quindi la scelta di quale tecnica sia più funzionale al risultato finale ricade sulle caratteristiche dell’atleta e sulle specifiche della tecnica stessa. Ci sono tecniche che sviluppano più “l’immaginazione” e altre il “fare”. Se scegliamo la tecnica sbagliata invece che aiutare l’atleta potremmo far peggiorare il suo equilibrio psicologico.

Ci sono dei test e degli screening che il professionista della preparazione mentale esegue sull’atleta prima di iniziare il training e di scegliere le attività da far svolgere.

Tornando all’atleta che non riesce a trovare la giusta concentrazione, egli deve praticare un training mentale ed eseguire dei controlli periodici per misurare i miglioramenti ottenuti.

Per la concentrazione la parola d’ordine è il “presente”.

A questo punto abbiamo capito che per migliorare le proprie capacità di concentrazione dobbiamo gestire l’aspetto mentale, dell’immaginazione, e il pratico, del fare, sincronizzandoli nel presente.

Stare con la mente nel presente ci permette anche di gestire le nostre emozioni.

Quando la nostra mente è nel presente e focalizzata in quello che stiamo facendo ora, l’emozione percepita è quella derivante dal compito che si sta eseguendo. Parlando di attività sportiva, la propria attività sportiva, la propria passione, l’emozione percepita deve essere un’emozione positiva, (altrimenti significherebbe che non si sta facendo ciò che ci appassiona).

Però spesso il vissuto di gara di un atleta non corrisponde a questa regola. Ciò succede perché l’atleta è andato fuori Sincronia, cioè fuori dal presente.

Se l’atleta è nel presente e quindi è nell’”immaginare” e “fare”, in quel momento l’emozione percepita è quella che si lega alla sua passione. Se invece l’atleta esce da questa dimensione temporale e con la sua immaginazione va nel passato “su questo campo ho sempre perso” o nel futuro “se perderò questo incontro non riuscirò a qualificarmi per le finali”, si aprirà nella sua mente uno spazio temporale tra quello che sta facendo e la sua immaginazione. In tale spazio temporale (passato o futuro) si inseriranno quelle emozioni negative che porteranno l’atleta a vivere la prestazione presente con uno stato mentale non adeguato al momento. Questa condizione produrrà da una parte distrazione dal compito e dall’altra probabili frustrazioni e ansie.

Per evitare questo e, quindi, per poter gestire le proprie emozioni, una delle strategie è quella di allenarsi a vivere nel presente e dunque in Sincronia.

Categories:

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.